MADONNA DELLE ROSE
Tipo
pala d'altare
Autore
Lotto Lorenzo - 1480/ 1557
Descrizione

L?impianto compositivo nasconde temi devozionali marcatamente mariani, cui i Padri Minori Riformati furono profondamente dediti. L?affettività sospesa viene espressa dal rapporto tra Madre e Figlio e dal familiare dialogo di Gesù con l?anziano Giuseppe. Il Santo, qui in abiti da pellegrino, così come indicano il bastone, la sacca e la borraccia poggiati sui gradini, protegge e difende la Vergine, mentre dialoga con il piccolo Gesù rappresentato in tutta la sua vivacità infantile. Per mantenere questa atmosfera intima Maria trattiene con la mano sinistra il libro delle Sacre Scritture che San Girolamo sembra voler aprire, a prefigurare il destino crudele che spetterà al Bambino durante il martirio terreno. Le sfumature rosse dei fiori e dei petali che ricoprono il pavimento anch?esse richiamano la Passione di Cristo. La rosa mistica, simbolo dell?Immacolata Concezione, è strettamente legata al culto di San Giuseppe: entrambe le devozioni si pongono in stretta relazione con la pratica professionale a sostegno dell?affermazione del dogma immacolistico promossa al tempo di Sisto IV. Un ricco tendaggio verde incornicia l?ambientazione domestica, conferisce teatralità alla scena e segna la cifra di stilemi compositivi eminentemente veneti.

La commissione al maestro veneziano è riconducibile ai rapporti tra il pittore e la committenza marchigiana, via via intensificatisi dopo il soggiorno romano e per i quali si ritiene abbia concorso anche la prestigiosa mediazione di Angelo Colocci, segretario apostolico di origini jesine. Sulla base delle memorie del convento di San Francesco al Monte, vergate dal Padre Guardiano dell?ordine nel 1652, l?assegnazione del dipinto è riferibile al rinnovamento degli apparati decorativi avvenuta tra gli anni ?30 e ?40 del XVI secolo, che coinvolse Pier Paolo Agabiti e lo stesso Lorenzo Lotto. Pur non essendo stato rintracciato il contratto di allogazione, la commissione è riferibile al 1525, allorquando il maestro si trovava in città per ricevere un acconto per la ?Pala di Santa Lucia?. L?opera, firmata e datata 1526, avrebbe dunque fatto parte del novero di opere realizzate a Venezia e condotte via mare nelle Marche, fra cui si ricordano la stessa ?Pala di Santa Lucia? e la ?Crocifissione? di Monte San Giusto, ultimata in loco nell?estate del 1527. Quanto alla data, in iscrizione alla base del trono unitamente alla firma, essa è stata parzialmente abrasa nell?ultima cifra a causa di antiche puliture. La cifra, trascritta nei taccuini di viaggio da Giovanni Morelli, è stata restituita a piena leggibilità in tempi recenti. Si ricorda infine la segnalazione dell?opera, annotata il 9 maggio 1861 da Giovanni Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli, nell?altare di pertinenza, dedicato a San Girolamo. In seguito alle leggi eversine (1866-1867) la pala ha seguito il destino delle collezioni civiche fino all?attuale collocazione a Palazzo Pianetti. La critica ha largamente indagato gli aspetti iconografici e simbolici riferibili in particolare alla figura di San Giuseppe, esempio di umiltà assoluta (cfr. Peter Humfrey e Carolyn Wilson), rappresentato come pellegrino, protettore e difensore della Vergine, giustapposto, secondo l?interpretazione di Luigi Coletti, a San Girolamo per il suo contributo nello studio delle Sacre Scritture. I Santi Francesco e Chiara, patroni rispettivamente dell?ordine maschile e femminile, rappresentati nella lunetta, trovano dunque spiegazione come coronamento del manifesto della fede e della regola francescana che l?opera nel suo complesso offre al riguardante. Recenti studi (cfr. Dal Pozzolo 2019) hanno indagato l?ambientazione in notturno proposta nella lunetta, segnando un?inversione di passo in favore di Lorenzo Lotto circa la circolazione di modelli, poi trasmessi in incisione su disegno di Tiziano. Note sui restauri: i primi interventi documentati si datano tra il 1971-1972 e il 1980 e sono stati condotti su interessamento della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche. L?inziale revisione ha portato alla realizzazione di una parchettatura per le sole tavole centrali. Quest?ultima è stata rimossa in occasione dell?intervento più complesso affidato nel 1990 a Francesca Pappagallo e Angelo Pizzi sotto la direzione scientifica di Loretta Mozzoni, Claudia Caldari e Paolo Dal Poggetto. Le relative relazioni di restauro documentano l?unione di pala e cimasa mediante l?incollaggio di una fascia lignea intermedia. La giunzione, in parte ancora visibile al di sotto della lunetta, è stata ricondotta a ragioni espositive, mentre la data di applicazione andrebbe meglio precisata e posta in relazione alla storia conservativa delle collezioni civiche. Intorno alla metà del Novecento è documentato un tentativo di ripristino della struttura originaria cui si dovette l?applicazione di alcune cornici coprifilo, le quali hanno causato danni consistenti alle assi del supporto. Nel corso dell?intervento più recente, al risanamento della carpenteria lignea ha corrisposto un accurato consolidamento del film pittorico, in precedenza alterato da un?antica pulitura a soda caustica. La compromissione dello stato di conservazione della pellicola pittorica resta ancora apprezzabile, in particolare relativamente ai toni di verde della tenda scenografica.

Soggetto
Madonna col Bambino e i santi Giuseppe e Gerolamo
Datazione
sec. XVI - 1526 - 1526 - Motivo della datazione: data
Materia e tecnica
tavola/ pittura a olio
Misure
cm Altezza: 155 Larghezza: 160
Localizzazione
(AN) Jesi
Collocazione
Palazzo Pianetti - via XV Settembre, 10 - Musei Civici Palazzo Pianetti
Identificatore
1100139300
Proprietà
proprietà Ente pubblico territoriale

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