TRASFIGURAZIONE DI CRISTO
Tipo
pala d'altare
Autore
Lotto Lorenzo - 1480/ 1557
Descrizione

Il tema rappresentato da Lotto riprende quanto riportato nel Vangelo di Matteo, Marco e Luca, in particolare circa l?interazione tra Cristo e i profeti Mosè ed Elia, qui resa grazie alla gestualità e attraverso la luce che irradia il volto di Gesù in conseguenza della divina manifestazione a Pietro, Giovanni e Giacomo. La mano di Gesù con le dita a segnare il numero tre indica il dogma della Trinità. Tra gli apostoli, Pietro è l?unico che, in posizione centrale, assiste direttamente alla rivelazione in quanto fondatore della Chiesa di Roma, effigiato con le chiavi del Paradiso ricevute sei giorni prima della Trasfigurazione di Cristo. La tavola delle leggi, ben in evidenza poggiata a terra, reca la trascrizione dei comandamenti in ebraico. Insieme alla nube essa richiama le profezie sulla venuta di Cristo, da intendersi simbolicamente come momento di passaggio tra l?Antico e il Nuovo Testamento. Ogni personaggio è accompagnato da un?iscrizione che, posta a mo? di didascalia, riprende l?espediente medievale utilizzato per l?identificazione delle effigi. Il cartiglio, disposto sull?erba, reca un?iscrizione, oggi parzialmente leggibile, recante in origine il nome completo dell?artista e la datazione dell?opera.

Un primo riferimento all?esecuzione di un?ancona per l?altare principale della chiesa di Santa Maria è dato dal lascito citato nel testamento di Marino di Giacomo Rossetti in data 20 maggio 1506. Il 7 febbraio 1507 Alessandro Mencioni, prevosto della chiesa, presentava richiesta al comune di Recanati per un contributo di 100 ducati. Nel corso dello stesso anno i lavori per l?esecuzione dell?ancona venivano commissionati a Giovanni di Piergiacomo da Sanseverino per la carpenteria lignea di corredo e a Lorenzo Lotto per l?esecuzione della tavola pittorica. Recenti indagini condotte da Francesca Coltrinari hanno confermato tale suddivisione. Il 20 gennaio 1508 venivano infatti stipulati accordi tra Amedeo Mencioni, nipote del defunto don Alessandro, e l?intagliatore settempedano in merito ai tempi di consegna della carpenteria. Il 17 febbraio Lotto documentava di aver ricevuto 50 fiorini da Antonio di Angelo Gionta, membro della confraternita di Santa Maria di Castelnuovo. Il 25 novembre 1516 è documentato il rimborso da parte della Confraternita per un totale di 42 fiorini pagati a Lotto a inizio e a fine lavoro dallo stesso Antonio di Angelo Gionta. L?effettiva collocazione del dipinto nell?altare maggiore della chiesa benedettina di Santa Maria di Castelnuovo è documentata da una visita pastorale redatta dal cardinale Giovanni Domenico De Cuppis e datata 28 dicembre 1542. L?edizione vasariana del 1568 documenta la descrizione dei soggetti delle tre tavolette che in antico costituivano la predella della tavola. Luigi Lanzi nel taccuino di viaggio del 1783 ha riportato un?utile annotazione sulla firma, già allora leggibile solo per la parte relativa al nome dall?artista. All?incirca a partire dal 1711 l?opera venne collocata nel quarto altare della chiesa, per poi essere trasferita in sagrestia, ove la videro Giovanni Morelli e Giovanni Battista Cavalcaselle nel 1861. A decorrere dal 1890 la pala entrò a far parte delle collezioni civiche, al tempo allestite in alcuni ambienti del palazzo comunale. Mauro Minardi ha argomentato sulla rimozione della predella, quest?ultima, seppure citata da Amico Ricci nel 1834, dovette essere sembrata, almeno in parte, intorno al 1831, allorquando lo scomparto rappresentante ?Cristo che conduce gli Apostoli sul monte Tabor? giunse al Museo dell?Ermitage di San Pietroburgo dalla collezione di Manuel Godoy, costituita a Roma tra il 1812 e il 1830. I dati documentari sono altresì rafforzati dai giudizi della critica, concordemente rivolti ad assegnare l?esecuzione del dipinto successivamente al viaggio di Lotto a Roma tra la fine del 1508 e il 1509. Si ricorda inoltre che di recente Stefania Castellana ha rinvenuto un ulteriore documento datato 10 ottobre 1510 ed attestante la presenza del maestro veneto a Recanati. L?analisi stilistica del dipinto risulta pienamente in linea con il periodo di rinnovamento della pittura lottesca derivante dal contatto romano con la maniera di Raffaello e di Michelangelo. Le indagini diagnostiche eseguite nel 2011 hanno consentito di accertate due differenti fasi di esecuzione, suggerendo altresì di ricondurre le modifiche alla figura di Cristo alle suggestioni romane, raffaellesche e michelangiolesche. Notizie sui restauri: l?opera è composta da cinque assi di legno di pioppo longitudinali, di misura variabile, uniti da giunture a coda di rondine. Il primo intervento di restauro fu effettuato da Sidonia Centenari per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1973 grazie al restauro eseguito da Martino ed Anna Oberto, operazioni più incisive interessarono in particolar modo il supporto: Nella stessa occasione si è provveduto alla pulitura della pellicola pittorica, all?asportazione di precedenti ridipinture e alla rimozione degli strati di patina. Nel contempo è stata fissata al supporto una parchettatura atta a favorire lo scorrimento naturale degli assi. La struttura lignea è stata nuovamente risanata con nuova parchettatura apposta da Angelo e Laura Pizzi tra il 2010 e il 2011, durante l?ultimo restauro pittorico affidato a Francesca Pappagallo. I colori hanno riacquisito le loro caratteristiche e l?iscrizione con firma e data è stata resa maggiormente leggibile. Le indagini diagnostiche hanno consentito di accertare un aumento in altezza derivante da un pentimento dell?artista nel disegno della figura di Cristo, già evidenziato da differenti analisi stilistiche.

Soggetto
Trasfigurazione di Cristo
Datazione
sec. XVI - 1511 - 1511 - Motivo della datazione: documentazione
Materia e tecnica
tavola/ pittura a olio
Misure
cm Altezza: 300 Larghezza: 203
Localizzazione
(MC) Recanati
Collocazione
villa Colloredo Mels - via Gregorio XII - Museo Civico Villa Colloredo Mels
Identificatore
1100206927
Proprietà
proprietà Ente pubblico territoriale
L’interpretazione puntuale delle tavole della legge richiederebbe uno studio dedicato multidisciplinare. I caratteri in iscrizione sono stati riportati, presumibilmente da stampo, in scrittura quadra calligrafica di area ashkenazita (da leggersi da destra a sinistra partendo dalla colonna di destra). L’ipotesi, ancora al vaglio, porterebbe a ritenere che Lorenzo Lotto abbia avuto accesso a un modello manoscritto precedente alla prima edizione della Bibbia ebraica completa, edita dai Soncino nel 1488. Per la trascrizione dei caratteri si rinvia agli allegati FTAN. Si ringraziano Martina Mampieri affiliata al The Martin Buber Society of Fellows in the Humanities and Social Sciences The Hebrew University of Jerusalem, Jack, Josef and Morton Mandel School for Advanced Studies in the Humanities e Davide Spagnoletto per aver fornito preziosi suggerimenti. Si riferisce inoltre di uno studio in corso condotto da Denise Tanoni sulle vicende conservative e proprietarie che hanno interessato il dipinto fra Ottocento e Novecento.

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