SAN FRANCESCO D'ASSISI RICEVE LE STIMMATE
Tipo
dipinto
Autore
Vecellio Tiziano - 1488-1490
Descrizione

L`opera, eseguita per la cappella Guidoni della Chiesa di S. Francesco, d ovrebbe essere di poco posteriore alla consacrazione della cappella avvenuta nel 1561. La tela può considerarsi come una grande composizione di Tiziano. E' un'opera della tarda maturità dell'artista in cui il paesaggio, che qui acquista un'importanza determinante, non viene descritto ma evocato attraverso una visione dinamica, resa con colpi di pennello e zone sovrapposte. Rispetto all'iconografia tradizionale, Tiziano ha apportato alcune modifiche, prima fra tutte la presenza in cielo della figura di Cristo risorto e non quello di Gesù crocifisso con il cherubino; poi la figura di Frate Leo, dipinta tradizionalmente nell'attimo di risveglio ed intimorito dalla visione miracolosa, è qui rappresentato con un libro in mano.

Soggetto
San Francesco d'Assisi riceve le stimmate
Datazione
sec. XVI - 1561 - 1561 - Motivo della datazione: bibliografia
Materia e tecnica
tela/ pittura a olio
Misure
Altezza: 298 Larghezza: 177
Localizzazione
(AP) Ascoli Piceno
Collocazione
Palazzo dell'Arengo - p.zza Arringo - Pinacoteca Civica
Identificatore
1100029423
Proprietà
detenzione Ente pubblico territoriale
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576). Ancora molto giovane, viste le sue grandi doti artistiche si trasferisce a Venezia, dove suoi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Di lì a poco, realizza in società col pittore Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Solo un anno più tardi, la sua fama è consolidata, riceve commissioni importanti, quali la Pala di San Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. La sua attività è frenetica: riceve incarichi anche dalla nobiltà, soprattutto a soggetto profano. Nel 1516 Alfonso I d'Este richiede i suoi servigi per la decorazione del "camerino d'alabastro". Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa bresciana dei Santi Nazaro e Celso. Nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Celebrato come il più famoso pittore del tempo, è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e si trasferisce a Roma dove rimane fino al 1546. Nel contempo, ritraeva Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L'imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Rientra a Venezia sul finire del 1548, ma durante la sua assenza Tintoretto e Veronese occupano la scena pittorica della Repubblica. Tiziano lavora quasi esclusivamente per la famiglia asburgica. Muore di peste nel 1576 lasciando incompiuta l'opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la "Pietà".

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