SAN GIACOMO MAGGIORE
Tipo
dipinto
Autore
Lotto Lorenzo 1480 ca./ 1556-1557 , attr.; motivo dell'attribuzione: analisi stilistica
Descrizione
La tavola votiva, raffigurante San Giacomo Maggiore protettore dei pellegrini, proviene dall'Oratorio di San Giacomo di Recanati, consacrato nel 1510 dal vescovo della città Teseo de Cuppis. L'opera è nominata dalle fonti storiche solamente nel 1620, quando negli Atti dell'Oratorio di San Giacomo si trova la seguente notazione, pubblicata in estratto dal Giannuizzi (1894): "il quadro di San Giacomo di pittura fatto dal Lotto, che è stato oggi riconsegnato in Fraternita". L'attribuzione al Lotto è universalmente accolta e non è stato mai formulato parere contrario. La tavola, rimasta nella Confraternita fino agli inizi del sec. XX, fu successivamente spostata nella chiesa di Santa Maria sopra Mercanti; in seguito alla mostra veneziana del 1953 è stata ricoverata in Pinacoteca Comunale. Si può formulare l'ipotesi che l'opera, di piccole dimensioni, sia stata eseguita anche fuori Recanati e qui portata in un secondo momento. Il terminus post quem dell'esecuzione è il 1510, data di consacrazione dell'Oratorio, ma esaminando il paesaggio che presenta forti riminescenze nordiche (Zampetti, 1981), la fisionomia del volto di San Giacomo che ricorre identica nel San Girolamo di Allentow (1515), la posa del tutto simile a quella del santo vescovo dietro Santo Stefano nella Pala Martinengo in San Bartolomeo a Bergamo (1516) e a quella del giovane servitore della Susanna e i Vecchioni degli Uffizi (1517) si può ritenere che il dipinto sia stato eseguito attorno al 1515-1517 (Lucco, 1998). In questi anni era vescovo di Recanati Alvise Tassi di Bergamo, città dove Lotto si trovava dal 1513. Il paesaggio marino e l'alto monte a picco sul mare alle spalle del Santo sia la città murata ricordano lo sbocco al mare del fiume Potenza e la città di Loreto. Probabile è un'allusione alla città lauretana che proprio in quegli anni si stava imponendo come luogo di pellegrinaggio, dato che proprio nel 1520 Leone X sancirà una pratica equivalenza tra il pellegrinaggio ai Luoghi Santi della Palestina e quello al santuario di Loreto.
Soggetto
San Giacomo Maggiore
Datazione
sec. XVI , 1510 - 1516 Motivo della datazione: analisi stilistica
Materia e tecnica
olio su tavola
Misure
altezza 20 larghezza 15
Localizzazione
(MC) Recanati
esecuzione: (MC) Recanatiprovenienza: (MC) Recanati
Collocazione
villa Colloredo Mels - indirizzo: via Gregorio XII - Museo Civico Villa Colloredo Mels
Identificatore
1100206892
Proprietà
proprietà Ente locale
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 - Loreto, 1556-1557). Originale esponente del Rinascimento veneziano del primo Cinquecento, nasce intorno al 1480 a Venezia, dove riceve la sua prima formazione artistica. Personalità anticonformista, emarginato dal contesto lagunare, all’epoca dominato da Tiziano, viaggia molto, avviando scuole in zone considerate periferiche per le arti come Bergamo e le Marche. Tra le opere in Italia: il Polittico di Recanati (AN) 1506, la Pala di San Bernardino, Bergamo 1521, gli affreschi dell’Oratorio Suardi di Trescore (BG) 1524, la Vergine annunciata, Jesi (AN) 1526, Crocifissione di Monte San Giusto (MC) 1534, Annunciazione, Recanati (AN) 1534, Madonna del Rosario Cingoli (MC) 1539, Assunta, Ancona 1550, Presentazione al Tempio di Loreto (AN) 1552-1556, forse l’ultima opera. Soggetto sofferto, introverso e umorale, capace di profonda penetrazione psicologica,sarà molto richiesto come ritrattista, tra i quali: Ritratto di Lucina Brembati, 1518, Uomo con guanto, 1524 ca., Ritratto di Andrea Odoni 1527, Triplice ritratto di orefice, 1530, Ritratto di gentildonna nelle vesti di Lucrezia, 1533. La visione di una natura misteriosa e inquieta si affina nei lavori della vecchiaia trascorsa come oblato presso la Santa Casa di Loreto nelle Marche, dove verrà ritrovato il Libro di spese diverse, diario prezioso per capire la sua vita. Molti i suoi dipinti, dislocati tra le province di Ancona e Macerata, conservati in musei e pinacoteche, in chiese e pievi. Muore a Loreto nel 1557. La rivalutazione del suo lavoro è dovuto in gran parte alla critica moderna.

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