CRISTO SALVATORE
Tipo
dipinto
Autore
Tiziano - 1489-1490/1576
Descrizione

Il dipinto fu commissionato da Francesco Maria Della Rovere, forse su richiesta della moglie Eleonora, a Tiziano attorno al 1532, e fu consegnato nel 1534, come attesta una lettera del 23 marzo 1534 spedita da Leonardi - ambasciatore dei Della Rovere a Venezia - a Francesco maria (pubbl. in Gronau 1936, p. 91); citato al n. 26 dell'Inventario di Pesaro del 1624 (Pesaro, Bibl. Oliveriana, ms. 460) e nella Nota dei quadri buoni, fu spedito a Firenze nel 1631 nella cassa 81 (Firenze, Archivio di Stato, Fondo Urbinate, cl. II, div. A, filza III), al seguito di Vittoria della Rovere, ultima discendente della famiglia, che, in tale data lascia Pesaro per andare in sposa a Ferdinando II de' Medici. Pur trattandosi di una rappresentazione ideale, il dipinto può essere fatto rientrare nel gruppo dei ritratti giovanili del pittore.

Soggetto
Cristo Salvatore
Datazione
sec. XVI - 1532 - 1534 - Motivo della datazione: analisi stilistica
Materia e tecnica
olio su tavola
Misure
Altezza: 77 Larghezza: 57
Localizzazione
(FI) Firenze
Collocazione
Palazzo Pitti - Galleria Palatina
Identificatore
1100000421
Proprietà
proprietà Ente locale
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576). Ancora molto giovane, viste le sue grandi doti artistiche si trasferisce a Venezia, dove suoi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Di lì a poco, realizza in società col pittore Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Solo un anno più tardi, la sua fama è consolidata, riceve commissioni importanti, quali la Pala di San Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. La sua attività è frenetica: riceve incarichi anche dalla nobiltà, soprattutto a soggetto profano. Nel 1516 Alfonso I d'Este richiede i suoi servigi per la decorazione del "camerino d'alabastro". Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa bresciana dei Santi Nazaro e Celso. Nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Celebrato come il più famoso pittore del tempo, è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e si trasferisce a Roma dove rimane fino al 1546. Nel contempo, ritraeva Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L'imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Rientra a Venezia sul finire del 1548, ma durante la sua assenza Tintoretto e Veronese occupano la scena pittorica della Repubblica. Tiziano lavora quasi esclusivamente per la famiglia asburgica. Muore di peste nel 1576 lasciando incompiuta l'opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la "Pietà".

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