SANTA MARIA MADDALENA
Tipo
dipinto
Autore
Tiziano 1489-1490/1576 ; motivo dell'attribuzione: documentazione
Descrizione
Il dipinto viene citato per la prima volta da Vasari che, in visita ad Urbino, nel 1548, dice di vederlo nella Guardaroba del duca Guidubaldo (1568, pp. 443-444); è inserito poi nell'Inventario di Guardaroba compilato a Pesaro (1623-1624) al n. 5 (Sangiorgi 1976, p. 320) , al n. 14 della Nota dei quadri buoni ... del 1631 e nell'Inventario delle casse che giungono a Firenze a seguito di Vittoria Della Rovere, ultima erede della famiglia, andata in sposa a Ferdinando De' Medici, al n. 111. Non vi sono invece notizie precise circa la committenza dell'opera, che sembra però debba essere collegata allo stretto legame esistente fra i duchi di Urbino e la corte di Mantova, per la quale Tiziano aveva esguito, agli inizi degli anni trenta, diverse versioni dello stesso soggetto. Ad una di queste faceva sicuramente riferimento Francesco Maria quando, scrivendo al suo ambasciatore a Venezia Giangiacomo Leonardi, nel 1533, così dice: ` non ne abbiamo anchora alcuna` (Gronau 1936, p. 88). A questa data, l'analisi stilistica lo conferma, va datata all'incirca l'opera in esame.
Soggetto
Santa Maria Maddalena
Datazione
sec. XVI , 1533 - 1533 Motivo della datazione: analisi stilistica
Materia e tecnica
olio su tavola
Misure
altezza 84 larghezza 69.2
Localizzazione
(FI) Firenze
Localizzazione notaprovenienza: Italia - Marche (PU) Urbinoprovenienza: Italia - Marche (PU) Pesaroprovenienza: Italia - Toscana (FI) Firenzeprovenienza: Italia - Toscana (FI) Firenzeprovenienza: Francia - Parigi
Collocazione
Palazzo Pitti - Galleria Palatina
Identificatore
1100000423
Proprietà
proprietà Ente locale
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576). Ancora molto giovane, viste le sue grandi doti artistiche si trasferisce a Venezia, dove suoi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Di lì a poco, realizza in società col pittore Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Solo un anno più tardi, la sua fama è consolidata, riceve commissioni importanti, quali la Pala di San Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. La sua attività è frenetica: riceve incarichi anche dalla nobiltà, soprattutto a soggetto profano. Nel 1516 Alfonso I d'Este richiede i suoi servigi per la decorazione del "camerino d'alabastro". Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa bresciana dei Santi Nazaro e Celso. Nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Celebrato come il più famoso pittore del tempo, è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e si trasferisce a Roma dove rimane fino al 1546. Nel contempo, ritraeva Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L'imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Rientra a Venezia sul finire del 1548, ma durante la sua assenza Tintoretto e Veronese occupano la scena pittorica della Repubblica. Tiziano lavora quasi esclusivamente per la famiglia asburgica. Muore di peste nel 1576 lasciando incompiuta l'opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la "Pietà".

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