VENERE DI URBINO
Tipo
dipinto
Autore
Vecellio Tiziano - 1489-1490/1576
Descrizione

Numerose sono state le ipotesi avanzate fino ad oggi su chi fosse in realtà la donna del dipinto di Tiziano. Tra le tante quella riguardo all'allegoria dell'amore coniugale, dipinta in occasione delle nozze di Guidobaldo del 1534 o per celebrare il trentesimo anniversario delle nozze di Francesco Maria della Rovere con Eleonora Gonzaga. Il quadro è descritto, nel 1654-55, con le misure di cm. 119 x 180. Fino al 1769 non subirà variazioni notevoli mentre risulterà bruscamente ridotto nella larghezza nel 1784, anche se non sono documentati né restauri né cambiamenti di cornice dal 1769 al 1784. Dal 1882 sono riportate le misure attuali. Il dipinto è stato esposto nel 1935 alla `Exposition de l'art italien de Cimabue a Tiepolo`, al Petit Palais di Parigi; nel medesimo anno alla `Mostra di Tiziano`, in Ca' Pesaro di Venezia.

Soggetto
ritratto di giovane donna nuda
Datazione
sec. XVI - 1538 - 1538 - Motivo della datazione: documentazione
Materia e tecnica
olio su tela
Misure
Altezza: 118 Larghezza: 165
Localizzazione
(FI) Firenze
Collocazione
Palazzo degli Uffizi - Galleria degli Uffizi
Identificatore
1100000424
Proprietà
proprietà Stato
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576). Ancora molto giovane, viste le sue grandi doti artistiche si trasferisce a Venezia, dove suoi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Di lì a poco, realizza in società col pittore Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Solo un anno più tardi, la sua fama è consolidata, riceve commissioni importanti, quali la Pala di San Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. La sua attività è frenetica: riceve incarichi anche dalla nobiltà, soprattutto a soggetto profano. Nel 1516 Alfonso I d'Este richiede i suoi servigi per la decorazione del "camerino d'alabastro". Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa bresciana dei Santi Nazaro e Celso. Nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Celebrato come il più famoso pittore del tempo, è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e si trasferisce a Roma dove rimane fino al 1546. Nel contempo, ritraeva Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L'imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Rientra a Venezia sul finire del 1548, ma durante la sua assenza Tintoretto e Veronese occupano la scena pittorica della Repubblica. Tiziano lavora quasi esclusivamente per la famiglia asburgica. Muore di peste nel 1576 lasciando incompiuta l'opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la "Pietà".

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