TERRE DEL GENTILE
Descrizione

Video realizzato in occasione della mostra "Gentile da Fabriano e l'altro Rinascimento". Partendo dalle bellezze naturalistiche, come il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, il video mostra le città d'arte, i musei, le abbazie e i caratteristici borghi fortificati delle Marche, facendo di Gentile da Fabriano, un "ambasciatore" della sua terra.

Identificatore
1100002810
Proprietà
Laboratorio delle idee
Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio detto Gentile da Fabriano (Fabriano, 1375 circa – Roma, settembre 1427). Pittore, esponente del Gotico internazionale, artista itinerante piuttosto che di bottega. La sua pittura poetica e fiabesca, il gusto per la linea e un uso impareggiabile degli elementi decorativi lo portarono al vertice della scuola italiana dell'epoca, ricevendo commissioni di grandissimo prestigio. A Firenze, sensibile al nascente umanesimo, inizia una consapevole transizione tra il decorativismo tardogotico e l'essenzialità rinascimentale. Nato a Fabriano nel 1375 circa, non si conosce nulla sulla sua formazione, ma la sua prima opera nota è la tavola con la Madonna col Bambino e i santi Niccolò e Caterina e un donatore, eseguita per la chiesa di San Niccolò a Fabriano sul finire del secolo. Subito dopo è a Venezia, decora le pareti della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale,opera perduta. Qui conosce Pisanello. Nel Polittico di Valle Romita(1410), considerato suo primo capolavoro, risaltano la lavorazione finissima dell'oro e la capacità di rendere i materiali. Di nuovo a Firenze esegue l'Adorazione dei Magi, per la Cappella Strozzi: l’oro dei dettagli è quasi abbagliante e le figure creano un effetto d’irreale sospensione nel paesaggio. Dello stesso periodo è il polittico Quaratesi per la chiesa di San Niccolò, firmato e datato 1425, poi smembrato e disperso. Poi da Siena va ad Orvieto dove esegue l'affresco Vergine col Bambino e Santi all'interno del Duomo. All’inizio del 1427, a Roma, è invitato ad affrescare San Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma. La morte, nello stesso anno, gli impedì di concludere l'opera, terminata da Pisanello cinque anni dopo. Questo ciclo, culmine dell'arte tardogotica in Italia, venne distrutto dopo i lavori di Borromini alla basilica.

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